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Autore Topic: Idintos  (Letto 9600 volte)
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Orsovolante
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« Risposta #60 il: 16 Ottobre 2016, 16:18:14 »

Be ci sono stati anni in cui le università avevano ditte di costruzioni aeree certificate che sfornavano aerei ed alianti oltre ad ingegneri come Pascale e Frati.
Ritengo comunque un errore generalizzare un giudizio globale su un singolo progetto. Il poli di Torino ha fatto molto nell'aero spazio e portato a casa oltre che soldi per l'università, anche commesse importati per l'industria. Non per nulla buona parte della stazione spaziale internazionale è stata realizzata in Italia.
Sul singolo progetto non mi esprimo. Ma che l'università possa e debba fare anche attività di ricerca con i privati, non ho dubbi.
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Volovelista che non disdegna l'aereo a motore ma porta a casa il pane spalmando grasso sugli elicotteri.
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Flak
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« Risposta #61 il: 16 Ottobre 2016, 17:11:35 »

Citazione
Ma che l'università possa e debba fare anche attività di ricerca con i privati, non ho dubbi.
Io invece non ho dubbi che l'università NON debba fare attività di ricerca con i PRIVATI usando i SOLDI PUBBLICI. L'attività di ricerca finanziata da privati è un'altra cosa, è quella che fa crescere ricerca, tecnologia ed economia.
Non parlo per sentito dire, ma perché conosco il settore. E più soldi pubblici butti nel cofinanziamento, che poi è un finanziamento pubblico e basta, più le università e la ricerca vanno indietro.
« Ultima modifica: 16 Ottobre 2016, 18:13:09 da Flak » Loggato

E Gesù rispose: Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito! Luca 11,46.
ArcherFly
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« Risposta #62 il: 16 Ottobre 2016, 17:40:29 »

Be ci sono stati anni in cui le università avevano ditte di costruzioni aeree certificate che sfornavano aerei ed alianti oltre ad ingegneri come Pascale e Frati.
Ritengo comunque un errore generalizzare un giudizio globale su un singolo progetto. Il poli di Torino ha fatto molto nell'aero spazio e portato a casa oltre che soldi per l'università, anche commesse importati per l'industria. Non per nulla buona parte della stazione spaziale internazionale è stata realizzata in Italia.
Sul singolo progetto non mi esprimo. Ma che l'università possa e debba fare anche attività di ricerca con i privati, non ho dubbi.

Oggi invece le università generano a flusso continuo società private delle quali, nella costituzione e nello statuto si leggono scopi sociali tipo "dimostratore tecnologico" (Zefiro srl)  oppure "ricerca di soluzioni innovative e sostenibili" ( CGS sas).... che in pratica significa che non producono alcunchè, ma sono idonei a dare consulenza per riuscire ad attingere a finanziamenti pubblici... meglio se ottenuti senza neppure l'obbligo di fare qualcosa di "non inverosimile".....

E pensare che una volta credevo che veramente in italia non ci fossero soldi per la ricerca... i soldi ci sarebbero, se non venissero dirottati su iniziative a dir poco discutibili e che secondo me niente hanno a che fare con il vocabolo "ricerca".....


















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I nostri disinteressati giornalisti: "...proporrei di trasformare i nostri [aero]club in scuole per aquiloni colorati" [F.Giaculli-Volare]Huh?


.
Flak
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« Risposta #63 il: 16 Ottobre 2016, 18:24:12 »

Non so se avete letto le classifiche che fanno di tanto in tanto sulle università mondiali, le nostre vanno sempre peggio. E non so se vi è mai capitato di avere a che fare con questi finanziamenti università-aziende. A me si.
Se non si smette di fare finta ricerca con aziende che senza fondi pubblici non avrebbero alcun interesse a commissionarla ad università e carrozzoni vari, anzi non avrebbero proprio la possibilità di stare in piedi, finiremo sempre peggio.
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Werner
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nonno STOL


« Risposta #64 il: 16 Ottobre 2016, 20:33:19 »

L'ultima notizia dal sito indicato per il progetto è di circa due anni fa.
Oltretutto non si capisce quali dovevano essere realmente gli obiettivi, stante il finanziamento, se un prototipo volante, uno in scala, solo il progetto ... le informazioni sul sito variano a seconda della sezione.
Sono andato a cercarmi la documentazione FESR di finanziamento, ho trovato questo finanziamento pubblico :

C.G.S. di Coluccia Michele & C. S.a.s. euro 2.693.674,21 (duemilioniseicentonovantatremilaseicentosettantaquattro/21) per la realizzazione del progetto IDINTOS;

http://www.promopa.it/images/pdf/decreto_vincitori.pdf



Sarei proprio curioso di sapere dove sono finiti.
Consulenze da 300€/h per dei mesi interi? Per scoprire l'acqua calda ?
Invece altri, come il MIT o il Frauenhofer Institut riescono a vendere a carissimo prezzo i frutti della ricerca.
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a NordEst di LIPB.
Orsovolante
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« Risposta #65 il: 17 Ottobre 2016, 20:23:03 »

Non so se avete letto le classifiche che fanno di tanto in tanto sulle università mondiali, le nostre vanno sempre peggio. E non so se vi è mai capitato di avere a che fare con questi finanziamenti università-aziende. A me si.
Se non si smette di fare finta ricerca con aziende che senza fondi pubblici non avrebbero alcun interesse a commissionarla ad università e carrozzoni vari, anzi non avrebbero proprio la possibilità di stare in piedi, finiremo sempre peggio.

Si è a dire il vero il poli di Torino ad esempio è tra le prime cinquanta al mondo.
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« Risposta #66 il: 17 Ottobre 2016, 20:25:42 »

Citazione
Ma che l'università possa e debba fare anche attività di ricerca con i privati, non ho dubbi.
Io invece non ho dubbi che l'università NON debba fare attività di ricerca con i PRIVATI usando i SOLDI PUBBLICI. L'attività di ricerca finanziata da privati è un'altra cosa, è quella che fa crescere ricerca, tecnologia ed economia.
Non parlo per sentito dire, ma perché conosco il settore. E più soldi pubblici butti nel cofinanziamento, che poi è un finanziamento pubblico e basta, più le università e la ricerca vanno indietro.

Non ho mica scritto che i soldi pubblici debbano andare ai privati. A perte il fatto che trattandosi di scuola pubblica una quota di finanziamento pubblico, per quanto piccola ed indiretta, ci sarà sempre.
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« Risposta #67 il: 17 Ottobre 2016, 20:41:46 »

Non so se avete letto le classifiche che fanno di tanto in tanto sulle università mondiali, le nostre vanno sempre peggio. E non so se vi è mai capitato di avere a che fare con questi finanziamenti università-aziende. A me si.
Se non si smette di fare finta ricerca con aziende che senza fondi pubblici non avrebbero alcun interesse a commissionarla ad università e carrozzoni vari, anzi non avrebbero proprio la possibilità di stare in piedi, finiremo sempre peggio.


Si è a dire il vero il poli di Torino ad esempio è tra le prime cinquanta al mondo.

Non è esatto. Tra le prime cinquanta che operano in ambito "esclusivamente" tecnico, anzi, in alcuni ambiti tecnici.
Nella stessa classifica, tutti gli ambiti, la prima università italiana è al 183' posto, il politecnico di Milano. Il politecnico di Torino è dato al 305' posto.
http://www.studenti.it/classifica-mondiale-migliori-universita-qs-rankings-2016-2017.html

Anche sull'altra classifica ritenuta autorevole, la prima italiana è La Sapienza di Roma, ma ben oltre il 100' posto.
http://www.shanghairanking.com/ARWU2016.html
« Ultima modifica: 17 Ottobre 2016, 21:07:08 da Flak » Loggato

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« Risposta #68 il: 17 Ottobre 2016, 21:06:30 »

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Non ho mica scritto che i soldi pubblici debbano andare ai privati. A perte il fatto che trattandosi di scuola pubblica una quota di finanziamento pubblico, per quanto piccola ed indiretta, ci sarà sempre.
Non mi sono spiegato.
La ricerca finanziata dai privati, diretta o per tramite di organismi pubblici, funziona quando l'impresa mette i soldi suoi, ovvero li rischia in proprio, tutti, che è l'unica garanzia che il progetto, almeno sulla carta, non sia aria fritta.
In italia c'è la diffusa abitudine di inventare progetti che difficilmente una società sul mercato finanzierebbe (difficilmente è un eufemismo), generalmente su temi politicamente "sensibili", il cui obiettivo è fine a se stesso, cioè fare soldi con il progetto non con quello che ne deriva (in alcuni casi non solo, c'è anche la componente prestigio/marketing nel fare un progetto di ricerca cofinanziato).
Questo crea un meccanismo perverso, in cui l'attività prevalente è la burocrazia del progetto stesso, e tante altre distorsioni che non sto ad elencare.
Così l'azienda perde competitività, ed abitudine a ragionare per obiettivi di mercato, che è l'anticamera del fallimento; anche per gli istituti di ricerca vale lo stesso, non è il merito a valere, stante un risultato, ma la capacità di attrarre cofinanziamenti.

Parlo di ricerca applicata e sviluppo sperimentale, la ricerca pura è un'altra cosa. Anche quella andrebbe finanziata e organizzata in tutt'altro modo, perché in italia è allo sbando.

« Ultima modifica: 17 Ottobre 2016, 21:39:07 da Flak » Loggato

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« Risposta #69 il: 18 Ottobre 2016, 20:42:13 »

Flak sulla ricerca con me sfondi una porta aperta. Però non diamo tutta la colpa alla politica (riferito alla discussione non a te in particolare). L'Italia è il paese che ha collaborato a mandare una sonda su una cometa... e un giornalista è riuscito a scrivere che abbiamo sporcato la poesia delle stelle e migliaia di italiani si sono lamentati che "serve ben altro".
Stiamo dicendo un po' le stesse cose io sono forse un pelo più ottimista.
Poi ho anche io un nipote che fa il ricercatore e scarica le casette dell frutta al mercato per vivere. Però conosco un sacco di ragazzi che con la scuola e la passione stanno realizzando cose davvero grandi.
Telescopi con specchi deformabili per compensare la distorsione della turbolenza atmosferica realizzati da un tecnico in pensione che lavora gratis e venduti anche alla NASA. Rover per la luna e pompe cardiache per neonati. Potrebbe andare meglio ma non siamo né morti ne in agonia. Su questo sono abbastanza ottimista sebbene vi siano tante cose da cambiare e schifezze da epurare.
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« Risposta #70 il: 18 Ottobre 2016, 21:02:01 »

e i risultati si vedono nella brillante economia high tech italiana


Però conosco un sacco di ragazzi che con la scuola e la passione stanno realizzando cose davvero grandi.

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« Risposta #71 il: 19 Ottobre 2016, 07:19:36 »

L'Italia è il paese che ha collaborato a mandare una sonda su una cometa...
Visto come è andata, potevi scegliere un esempio migliore.  Cheesy Cheesy Cheesy Cheesy
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Ciao
  Mariko


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« Risposta #72 il: 19 Ottobre 2016, 11:03:07 »

la realta' e' che laddove esiste una enorme cassa piena di soldi apparentemente senza proprietario e' inevitabile che si formino code di gente che cerca di prelevarne un po, con le scuse piu' varie

quindi non stupitevi se la truffa e l'imbroglio sono uno dei business piu' redditizi e praticati ormai in italia. d'altro canto, quando il primo a truffare e fottere e' lo stato, perche' mai gli altri dovrebbero esimersi?

e la cosa sta facendo proseliti. anche cose come kickstarter e similari sono diventate oggetto di truffatori e ciarlatani alla ricerca di soldi facili.

e a quanto pare, oltre a casse piene di soldi senza apparente proprietario, e' anche pieno di gonzi disposti a pagare in cambio di promesse palesemente farlocche.

pero' wanna marchi la hanno messa dentro.

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« Risposta #73 il: 21 Ottobre 2016, 10:44:40 »

in Germania ogni università in campo aeronautico ha le Akaflieg (akademische Fliegergruppe, dove partecipano volontari), che di solito fanno ricerca con gli studenti per le tesi, producendo nuove applicazioni per gli alianti o piccoli aeri da aeroclub e se la cosa interessa a qualche ditta, compra il progetto dalla UNI (io durante lo studio avevo progettato e costruito un sistema a rulli per il vericello da trino alianti, evitando il salto da rullo basso in moto a rullo alto fermo evitando il dondolio, tutto a gratis, per divertimento mio);
per progetti più ambiziosi, è l'industria danarosa (Daimler-Benz, Bosch, AEG, IBM, BASF etc.) che finanzia le UNI, lo stato tutto somato finanzia con la cifra usuale annua le uni, il resto viene dall'industria (parlo di Stuttgart e Esslingen ai mie tempi, di altro non so)
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« Risposta #74 il: 26 Febbraio 2017, 23:56:45 »

L'ultima evoluzione dell'Idintos oggi:

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Alberto Rametta, P92 E - Aeroclub Pisa LIAT - Campo Volo Puntata
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